Il segreto dell’educare

La parola educare deriva da latino educere, cioè trarre fuori, tirar fuori ciò che sta dentro. Già questo ci dice molto sul suo significato. Spesso l’educazione viene confusa con l’insegnamento.

Io ti insegno ciò che tu non sai: regole, ciò che é giusto e ciò che é sbagliato, come ci si comporta, ma anche tutto ciò che io conosco e tu no. Ti trasmetto il mio sapere, la mia conoscenza. Mettere dentro.

Ma educare é un’altra cosa. É far emergere dalla persona ciò che ha dentro, permetterle di esprimere il suo potenziale. Tirare fuori.

Spesso gli adulti hanno aspettative nei confronti dei bambini. “Ora gli propongo questa cosa, sarà felicissimo/a”. Poi, invece, si scopre che il bambino non é interessato, o che più semplicemente ha i suoi tempi di scoperta e conoscenza. Quante volte ci si ritrova a pretendere che i bambini e i ragazzi seguano i nostri ritmi, i nostri tempi… Ma questo ha a che fare con le nostre aspettative, con noi stessi… non con loro.

Proviamo a dar loro tempo e spazio per emergere.

Permettiamogli di essere ciò che sono.

Questo é il dono dell’educare.

Cosa succede quando i genitori si separano

Numerosi studi hanno rilevato come non sia tanto la separazione in sé a nuocere ai figli, quanto l’elevata conflittualità tra i coniugi, soprattutto se prolungata nel tempo.

Cosa succede quando i genitori si separano?

Sicuramente ci si ritrova a fare i conti con situazioni nuove e con nuovi equilibri da ricreare. La famiglia ha bisogno di trovare un nuovo assetto, una nuova organizzazione ed anche una nuova gestione delle routine e del tempo.

Genitori che riescono a garantire una continuità dal punto di vista affettivo ed educativo, e che riescono ad accordarsi sulle scelte più opportune per i figli, consentono loro di mantenere nella loro mente l’immagine rassicurante e di guida dei genitori; un’immagine indispensabile per la loro crescita e per il cambiamento che si trovano ad affrontare.

Nella separazione risulta importante:

– comunicare, insieme, ai figli ciò che sta accadendo

– rispondere alle loro domande in modo onesto e chiaro

– chiarire che loro non sono responsabili della separazione

– riconoscere il loro desiderio che mamma e papà ritornino insieme, ma sottolineare che non sarà possibile.

La comunicazione efficace nella coppia

Da cosa inizia una comunicazione efficace tra partner? Sicuramente l’ingrediente base é l’ascolto. Ascoltare l’altro, ascoltare le sue motivazioni per comprendere. Spesso ascoltiamo per replicare, più concentrati su noi stessi e sulle nostre repliche.

Come possiamo comunicare efficacemente?

1. Domandare. Fare domande aiuta a capire, apre al dialogo e al confronto. “Secondo te dove ho sbagliato?” “Mi spieghi il tuo punto di vista?”

2. Evocare emozioni. Spesso rimaniamo sul razionale, sulle spiegazioni. Proviamo ad evocare nell’altro emozioni e sensazioni e a trasmettere come ci sentiamo. “Questa cosa che hai detto mi fa sentire così, é per me come una coltellata nel cuore”. L’altra persona si sintonizzerá con il nostro modo di sentire,più che con i torti e le ragioni.

3.chiedere conferma. “Mi stai dicendo che…é così?”. Non diamo adito ad interpretazioni, chiediamo conferma

4. Agire. Trasformare l’accordo e le idee condivise in azioni da compiere. “Secondo te io dovrei fare…e tu dovresti fare…?”

Avere successo vivendo secondo i propri valori

Oggi vi presento una piccola storia, presa in prestito da Russ Harris, per spiegare la differenza tra valori ed obiettivi.

” Immagina che ci siano due bambini nei sedili posteriori di un auto e la loro mamma li stia portando  a Disneyland. C’è un viaggio di tre ore per arrivare là e uno dei due bambini dice, ogni cinque minuti,  “non siamo ancora arrivati?” .La mamma comincia ad infastidirsi, il bambino è irritato e si rompono le scatole a vicenda: c’è uno stato di tensione. L’altro bambino guarda fuori dal finestrino, salutando le altre macchine, notando con grande interesse tutte le città, le fattorie e le fabbriche che incontrano nel tragitto. Entrambi i bambini raggiungeranno Disneyland nello stesso momento ed entrambi si divertiranno molto. Ma solo uno dei due avrà avuto un viaggio gratificante. Perché? Perché non si è focalizzato solo sull’obiettivo, ma ha anche seguito i valori dell’apprezzare, viaggiare, apprendere dal mondo che vedeva fuori dalla sua auto”

Diamo molta importanza all’obiettivo da raggiungere, ma il viaggio com’è? Come arriviamo a quell’obiettivo?

Il successo non è solo raggiungere i propri obiettivi, ma vivere secondo i propri valori. In questo modo possiamo avere successo già ora, anche se i nostri obiettivi possono essere ancora lontani.

Che tipo di persona voglio essere? I valori ci indicano la direzione

Spesso si confondono valori ed obiettivi. Oggi vi propongo una metafora su questo tema, presa in prestito da Russ Harris

“I valori sono come una bussola che ci indica la direzione e ci permette di mantenerla mentre siamo in viaggio. I nostri valori fanno lo stesso lungo il viaggio della vita. Li usiamo per scegliere la direzione in cui vogliamo muoverci e poi mantenerla mentre avanziamo. Cosi quando agiamo nella direzione di un valore è come andare verso ovest. Non importa quanto ci si muova verso ovest, non lo si raggiungerà mai, per quanto si viaggi c’è sempre un ovest più lontano verso cui andare. Gli obiettivi, invece, sono come le cose che si cerca di raggiungere nel viaggio. Sono come i luoghi che si vogliono vedere o le montagne che si desidera oltrepassare mentre ci si mantiene in viaggio verso ovest”

Facciamo un esempio: desiderare di essere amorevoli e premurosi è un valore, è ciò che vogliamo essere ed è la bussola che ci indica la direzione rispetto alle nostre scelte e ai nostri valori. Sposarsi, invece, è un obiettivo, qualcosa che si può raggiungere, che poi si “depenna” dalla lista.

Ciò che ci dovrebbe guidare sono proprio i valori. Che direzione stiamo prendendo? Che tipo di persona voglio essere? Che tipo di relazioni voglio avere con gli altri? Quali abilità e competenze voglio coltivare? Dovremmo rispondere a queste domande per capire qual è la direzione da seguire…

Comunicazione efficace in coppia: l’ascolto

Siamo spesso concentrati su ciò che diciamo e su come rispondere a ciò che l’altro dice Questo, spesso, rischia di farci perdere di vista proprio ciò che l’altro sta dicendo. La base di una buona comunicazione è proprio l’ascolto.

Avete mai provato ad ascoltare l’altro, concentrando tutta la vostra attenzione in questo? Osservando i gesti, la mimica facciale, il tono della voce, le parole scelte per comunicare, le pause… Una comunicazione comprende tutti questi dettagli, che spesso passano inosservati. Parliamo con le persone e siamo concentrati su cosa rispondere o cosa domandare, non lasciando all’altro neanche il tempo per esprimersi, il tempo per le pause, per il pensare… Non diamo neanche a noi stessi il tempo di elaborare un pensiero per poi esprimerlo.

Ascoltare l’altro significa immergersi in ciò che sta dicendo, fare silenzio noi stessi e gustarci il tempo della comunicazione.

Senza fretta, senza l’istinto ad intervenire a tutti i costi, senza dover trovare soluzioni o dire la frase “giusta”. Ascoltare fa sentire l’altro compreso, accolto, accettato, partecipe.

Provare per credere.

Coppia: tre modalità comunicative disfunzionali

Cosa, nella coppia, interferisce con una buona comunicazione? Ci sono delle modalità che rendono la comunicazione disfunzionale. Vediamole nel dettaglio:

  • la tendenza a precisare, recriminare e criticare alcune azioni o atteggiamenti del partner. Spesso sono dinamiche messe in atto in modo inconsapevole, ma hanno un forte impatto comunicativo. Nascono dal desiderio di consigliare e aiutare l’altro, ma non si rivelano tali. La tendenza a precisare ogni cosa venga detta o fatta dall’altro, ad esempio, potrebbe far sentire il partner costantemente sotto inchiesta, spingendolo a reagire con rabbia o con un atteggiamento di difesa;
  • proporre la propria visione come assolutamente corretta e sentenziare sui comportamenti dell’altro ritenuti sbagliati. Si può avere la tendenza, di fronte ad un errore del partner, di ribattere con frasi come “Te lo avevo detto/lo sapevo”. Queste frasi spingono l’altro ad irrigidirsi, non sentendosi compreso, e ad allontanarsi dal partner perché doppiamente frustrato;
  • sostituirsi all’altro. Spesso, spinti da un’estrema attenzione nei confronti del partner e dalla voglia di aiutarlo, si finisce con lo squalificare l’altro. La classica frase “lascia faccio io”, a lungo andare, può rappresentare una squalifica per l’altro rispetto alle proprie capacità e creare le basi per dinamiche di dipendenza. Un aiuto non richiesto non solo non aiuta, ma rischia di danneggiare.

Il peso delle parole

Il modo in cui comunichiamo permette di entrare in relazione con l’altro, ma anche di descrivere il nostro punto di vista, la nostra realtà. Ciò che diciamo esprime il nostro pensiero, il nostro stato d’animo, le nostre opinioni.

Le parole hanno un peso e possono trasformarsi in carezze, cosi come in pallottole che colpiscono l’altro.

Siamo consapevoli di ciò che diciamo? Di come comunichiamo?

Spesso ci si ritrova a dire: “Non volevo dire questo, non intendevo quello”. Ma se le parole esprimono noi stessi, chi siamo e cosa pensiamo, come mai le abbiamo dette se in quel momento non ci rappresentavano?

Spesso parliamo sulla scia delle emozioni. Nei momenti di rabbia, collera, risentimento, dolore, dovremmo imparare a fermarci un momento. Le emozioni sequestrano il nostro cervello e non ci permettono di ragionare e, di conseguenza, elaborare parole in linea con il nostro pensiero.

Impariamo a diventare consapevoli di ciò che proviamo e di ciò che pensiamo, dopodiché saremo in grado di comunicare nel modo più efficace.

Il conflitto nella coppia: costruttivo o distruttivo?

“I conflitti non sono necessariamente una cosa dannosa: fanno parte della vita” (Thomas Gordon)

Il parametro che definisce una coppia felice non è l’assenza di conflitto. Il conflitto fa parte della vita e delle relazioni, rappresenta un territorio di confronto, di crescita e di scambio reciproco. Il punto è: come la coppia affronta il conflitto? Questo può renderlo costruttivo o, al contrario, distruttivo per la coppia stessa.

Litigare in maniera costruttiva significa considerare, oltre al proprio punto di vista, anche il punto di vista del coniuge. Significa evitare la competizione: non è una gara, non c’è un vincitore e un vinto. O si vince insieme o si perde entrambi. Nel conflitto costruttivo si espone il proprio punto di vista, si ascolta il punto di vista dell’altro e si cerca di trovare una strada comune.

Il litigio diventa distruttivo quando si cerca, al contrario, di portare avanti le proprie ragioni sull’altro, di vincere. Cercare di squalificare l’altro o di umiliarlo non porta ad un confronto costruttivo, ma a una lotta di potere. Ma chi vince e chi perde?

La coppia è come una squadra: decidete di stare dalla stessa parte del campo di gioco o di giocare l’uno contro l’altro?

Completarsi da soli per poter essere felici

Spesso si ha la sensazione che ci manchi qualcosa… se avessi una persona accanto, se avessi più soldi, se raggiungessi quell’obiettivo…

In realtà stiamo cercando nella direzione sbagliata: dobbiamo imparare a guardare noi stessi, e non fuori da noi. Nessuna persona e nessun oggetto potrà completarci.

Cosa ci manca davvero? Come mai pensiamo di aver bisogno di qualcosa per essere felici? Il primo passo è conoscersi, amarsi, accettarsi, completarsi da soli. Solo cosi sarà possibile incontrare l’altro e far si che questo incontro rappresenti un qualcosa in più, e non un colmare qualcosa che non c’è. Non diamo all’altro (partner, amico o chiunque altro) il compito di completarci e di colmare i nostri vuoti.

L’altro deve essere un qualcosa in più, qualcuno che scegliamo perché è come è, e non perché ci serve.