E se da solo non ce la faccio? Storia

Oggi voglio raccontarvi una storia, una fiaba dei fratelli Grimm. Si intitola “L’acqua della vita”.

C’era una volta un re che era ammalato, e più nessuno ormai credeva che potesse vivere ancora. I suoi tre figli, che erano molto addolorati, scesero a piangere nel giardino del castello. Là incontrarono un vecchio che domandò loro il perché‚ di tanto dolore. Gli raccontarono che il padre era così ammalato che presto sarebbe morto, poiché‚ nulla poteva giovargli. Il vecchio disse: -Io conosco un rimedio: l’acqua della vita; se la beve, guarirà. Ma è difficile da trovare-. Il maggiore disse: -La troverò-.Così si mise in cammino e, dopo aver cavalcato per un po’, vide sulla strada un nano che lo chiamò e gli disse: -Dove vai così di fretta?-. -Razza di omiciattolo- disse il principe con fare altezzoso -non hai bisogno di saperlo!- E proseguì. Ma il nano era andato in collera e gli aveva scagliato una maledizione. Infatti il principe finì in un burrone. Nel frattempo il padre ammalato lo attendeva, ma egli non tornava mai. Allora il secondo figlio disse: -Andrò io a cercare l’acqua. Il principe se ne andò per la stessa strada e incontrò anche lui il nano, che lo fermò e gli chiese: -Dove vai così di fretta?-. -Razza di omiciattolo- disse il principe -non hai bisogno di saperlo!- e, pieno di arroganza, proseguì il suo cammino. Ma il nano lo maledisse e anch’egli finì in un burrone. Dato che neanche il secondo figlio tornava, il più giovane volle andare anche lui a cercare l’acqua, e il re dovette lasciarlo andare. Quando incontrò il nano, e questi gli domandò: -Dove vai così di fretta?- egli rispose: -Cerco l’acqua della vita, perché‚ mio padre è ammalato e sta per morire-. -Sai dove trovarla?- -No- rispose il principe. -Allora te lo dirò io, poiché‚ ti sei comportato bene con me.”

La storia prosegue, ma nel racconto mi fermerò qui. Ciò che ritengo importante è che a volte conviene ammettere di non sapere quale strada imboccare e accettare l’aiuto altrui. Al giorno d’oggi sembra che ci venga richiesto, costantemente, di essere all’altezza: belli, capaci, in forma. Ecco che emergono le paure, le insicurezze, le fragilità. Ma chi ha detto che dobbiamo sempre sapere cosa fare? Chi ha detto che non possiamo accettare l’aiuto dell’altro, se ci viene offerto?

La vera forza, in realtà, consiste nel riconoscere i propri limiti, la propria fallibilità, e accogliere la mano che ci viene offerta in aiuto.

Autore:

Psicologa dell'età evolutiva e psicoterapeuta ad approccio Strategico Integrato. Mi occupo di: coppie, adulti, famiglie, bambini ed adolescenti. Ansia, attacchi di panico, depressione, supporto alla genitorialità, lutto, sostegno psicologico, tecniche di rilassamento, ipnosi genomica.

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