Il conflitto: perché nasce e a cosa porta. Esercizio

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Possiamo definire i conflitti come situazioni in cui le persone assumono posizioni diverse rispetto a qualcosa. Il conflitto fa paura poiché immaginiamo una situazione non risolta o non risolvibile:le due parti si irrigidiscono sulla propria posizione, portando ognuna di esse ad una escalation emotiva che può minare o distruggere la relazione.

Il terreno di base di un conflitto ha come punto di partenza l’ambiguità: una persona ha interpretato una situazione o un comportamento secondo il proprio schema mentale; il conflitto nasce nella mente della persona. Ognuno ha il proprio filtro di interpretazione di ciò che accade (la famosa mappa mentale di cui abbiamo parlato la scorsa settimana): questo significa che ciò che noi viviamo è una nostra rappresentazione ed interpretazione di ciò che accade, e non la realtà cosi com’è.

Ognuno di noi si comporta, di fronte al conflitto, in modo diverso: c’è chi cerca di trovare una soluzione, chi fugge, chi fomenta il conflitto per affermare se stesso.

Il conflitto nasce quando non si riesce a comunicare all’altro il proprio bisogno e si finisce per agire cercando di soddisfarlo in modo diretto. Ha alla base una scarsa comunicazione tra le persone, una difficoltà a comunicare ciò che si vuole.

Facciamo un esempio: una moglie sente il marito distante, vorrebbe un abbraccio perché si sente giù in questo periodo. Si aspetta che lui lo capisca, senza che lei glielo dica apertamente. Lui, ignaro di tutto ciò, continua la sua vita e le sue abitudini, finché un giorno lei esplode e apre la strada al conflitto: “stai sempre davanti alla televisione, non ti importa nulla di me, pensi solo a te stesso!”. Questo può dar vita ad un’accesa discussione, in base a come il marito risponderà. Come si sentirà la moglie al termine della discussione? Peggio di prima. Il suo bisogno era quello di un abbraccio, un conforto, una rassicurazione. E ciò che ha ottenuto, al contrario, è maggiore lontananza, frustrazione, tristezza, rabbia.

Cosa ci impedisce di comunicare i nostri bisogni all’altro? Di renderli espliciti?

Orgoglio, tendenza a dare per scontato, o forse anche la difficoltà ad avere chiari in mente quelli che sono i nostri veri bisogni. Se so cosa voglio, riuscirò più facilmente a comunicarlo all’altro.

L’esercizio che ti propongo oggi parte proprio da questo: immagina una situazione di conflitto con una persona a te vicina. Ora compila le seguenti frasi:

  • persone: chi è coinvolto (i protagonisti, ad esempio io e mio marito) …………….
  • situazione: cosa è successo (abbiamo discusso perché lui sta sempre davanti alla tv e non mi aiuta in casa)………………………..
  • Bisogno sottostante: qual era il tuo bisogno sottostante la discussione? (vorrei vederlo più partecipe alla vita domestica, che mi stesse vicino, che mi aiutasse: bisogno di sicurezza e appartenenza)
  • reazione A: come ho reagito io (gli ho detto che, me ne sono andata, ho tirato un piatto, ecc)……………….
  • reazione B: come ha reagito l’altra persona (ha alzato la voce, se ne è andato, ecc) ……………………………….
  • cosa avrei potuto fare o dire per rispondere al mio bisogno? (avrei potuto andargli vicino, proporgli di fare qualcosa insieme, abbracciarlo, essere io per prima gentile con lui se voglio a mia volta ricevere gentilezza, chiedergli apertamente di svolgere uno specifico lavoro in casa, ecc).

Sono piccoli spunti che possono farti riflettere su:

  1. quali sono i tuoi bisogni,
  2. se e in che modo li comunichi, 
  3. cosa potresti fare di diverso.

Non esiste la formula magica utile in tutti i casi e con tutte le persone: sta a te osservare attentamente come comunichi, cosa vorresti ottenere da quella comunicazione e cosa potresti fare per ottenerlo.

Autore:

Psicologa dell'età evolutiva e psicoterapeuta ad approccio Strategico Integrato. Mi occupo di: coppie, adulti, famiglie, bambini ed adolescenti. Ansia, attacchi di panico, depressione, supporto alla genitorialità, lutto, sostegno psicologico, tecniche di rilassamento, ipnosi genomica.

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