5 modi per aiutare i bambini a coltivare le proprie competenze e talenti naturali

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Howard Gardner, psicologo e docente statunitense, fu il primo a sostenere che non esistesse un unico tipo di intelligenza fondamentale per avere successo nella vita, ma che ce ne fosse un’ampia gamma. Egli sosteneva  che “Dovremmo passar meno tempo a classificare i bambini e più tempo ad aiutarli a identificare e coltivare le loro competenze e i loro talenti naturali. Ci sono centinaia e centinaia di modi diversi per avere successo, e molte, moltissime diverse capacità che possono aiutare a farlo”. Questa ipotesi fu una rivoluzione. Si partiva dall’idea che i bambini non dovessero essere classificati come intelligenti o non intelligenti facendo riferimento a scale che misuravano il quoziente intellettivo come se fosse una capacità unica.

Siamo tutti diversi, ed è proprio questo il bello. Ma spesso si tende a desiderare di uniformarsi, e purtroppo questo è ciò che richiede la scuola di oggi. Gli educatori, gli insegnanti, dovrebbero essere dei facilitatori, coloro che permettono al bambino di sperimentare e di conoscere meglio, mettendogli a disposizione gli strumenti per farlo.

Mi dispiace molto sentire genitori e insegnanti dire “gli do un gioco, gli organizzo un’attività, ma non la fa come andrebbe fatta”. E allora io mi chiedo, e gli chiedo: “E come andrebbe fatta?”. In questo si presuppone che ci sia un modo giusto e sbagliato, ma non è cosi. Noi diamo gli stimoli ai bambini, ma sono loro a decidere cosa farne! Se do ad un bambino dei contenitori con della pasta, mi metto di lato ed osservo semplicemente ciò che fa. Nella mia testa posso immaginare che decida di riempire i contenitori e di spostare la pasta da un contenitore ad un altro, ma questo probabilmente è quello che farei io. Ma io sono io, e lui è lui. Lasciamo liberi i bambini di sperimentare, di trovare il loro modo, di scoprire e di mettersi in gioco. Non interveniamo, se non sono loro a chiedercelo.

Come possiamo aiutare i bambini a coltivare le proprie competenze e i propri talenti naturali?

  • approfittate di questi giorni a casa. So che molti penseranno che i bambini ne soffrono, che non possono uscire e vedere gli amichetti. Questo è vero, ma è anche vero che questo tempo nel loro ambiente, con le persone a loro care, è per loro la condizione ideale. Permettetegli di viversi il proprio ambiente e di scoprire come vogliono viverselo
  • non temete la noia. Le idee più strepitose, le invenzioni, sono emerse proprio dal nulla. Più penso ad una cosa, meno riesco. Ecco, non temete che i bambini possano annoiarsi. Non dovete essere li pronti, 24 ore su 24, ad organizzare attività su attività. C’è il momento in cui il genitore organizza il tempo del bambino (mangiare, dormire, bagnetto, perchè sa cosa è meglio per lui), ma c’è un momento in cui il bambino deve essere libero di crearsi il suo gioco. Potrebbe sorprendervi cosa riuscirà a fare.
  • non abbiate aspettative. Nel momento in cui fate qualcosa insieme, dal preparare i biscotti ad un’attività che avete proposto voi, non abbiate aspettative su come il bambino dovrebbe o non dovrebbe svolgerla. Osservate come si approccia, cosa fa, come gestisce il materiale che ha di fronte
  • intervenite solo se vi viene chiesto. I genitori possono avere la tendenza ad intervenire, come se il bambino non sapesse cavarsela da solo. Pensate a voi stessi, mentre state facendo qualcosa, e qualcuno vicino a voi tende ad intervenire dicendo come e cosa dovete fare. Come vi sentireste? Bene, cercate di non intervenire, a meno che il bambino non sia in pericolo! Se non riesce in una cosa, lui tenterà e tenterà, e sarà proprio questo tentare a far crescere la sua determinazione, a non farlo cedere di fronte alla frustrazione e a fargli trovare il modo giusto. Qualora non dovesse riuscire, sarà lui a chiedervi aiuto ed in quel caso potrete mostrargli come “potrebbe” fare, come fareste voi: non come si fa (come si fa, sempre secondo voi)
  • lasciateli esprimere. Il maschio gioca con le bambole e la cucina? Le femmine con le macchine? Ma non si fa! E chi lo ha detto? Il bambino che gioca con la bambola e finge di preparare il pranzo non fa che imitare ciò che vede dalle persone intorno a lui: la mamma che gli prepara il cibo, il papà che gli fa il bagnetto o gioca con lui. Egli non fa che riprodurre, nel gioco, una parte della sua esperienza: perchè non dovrebbe farlo? Lasciateli liberi di scegliere e di seguire le loro preferenze: questo li aiuterà, da adulti, a non seguire strade già costruite o il famoso “si fa cosi e basta”, ma a scegliere in base ai loro desideri e a ciò che vogliono.

Autore:

Psicologa dell'età evolutiva e psicoterapeuta ad approccio Strategico Integrato. Mi occupo di: coppie, adulti, famiglie, bambini ed adolescenti. Ansia, attacchi di panico, depressione, supporto alla genitorialità, lutto, sostegno psicologico, tecniche di rilassamento, ipnosi genomica.

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