Nulla succede se non facciamo in modo che succeda

Nulla succede se restiamo fermi ad aspettare… possiamo restare fermi sulla rive, osservare le onde, aspettare che arrivi una barca per poterci salire su, se questa arriva… Ma se non ci attiviamo, se non facciamo qualcosa, non riusciremo mai ad attraversare il mare. Spesso le persone hanno difficoltà a riconoscere il ruolo che hanno nella loro vita:nelle decisioni nelle scelte. Aspettano, delegano ad altri le loro scelte, rendendosi passivi. Ma se abbiamo un obiettivo da raggiungere, se il mare che abbiamo davanti vogliamo attraversarlo anziché restare fermi a guardarlo, allora dobbiamo fare qualcosa. Guardiamoci intorno, magari ci sarà un pedalò, una canoa, uno strumento che possiamo utilizzare a nostro vantaggio per salpare e attraversare questo mare…

Accettare se stessi

Accettare, accogliere non giudicare. La teoria la sappiamo, la pratica risulta un po più difficile. Spesso siamo esposti al giudizio e questo ci condiziona. Ma ancor piu spesso i primi giudici siamo noi stessi. Di fronte al giudizio dell’altro come reagiamo? Ci tocca, ci ferisce, ci fa mettere in discussione? Se é così significa che siamo noi stessi i primi a dare adito a quello stesso giudizio. Posso prendere cio che l’altro mi dice rifletterci su, elaborarlo e poi tenere ciò che decido di tenere rispetto a quel giudizio. Ma se questo mi annienta, mi annulla, mi mette ko, significa che sono io il primo a mettermi in discussione, a non accettarmi. Se é così ogni cosa che mi viene detta assume un valore spropositato, anche più di quello che la persona stessa che lo dice vuole darle. Iniziamo ad accettare noi stessi, a non giudicarci, a comprenderci. Questo non significa ignorare i difetti, non volersi mettere in discussione e migliorare. Ma tutto questo lo si può fare, ancor meglio, se siamo noi i primi ad essere dalla nostra parte a spronarci, anche a darci una pacca sulla spalla e a dirci “non importa” quando commettiamo un errore. Siamo umani, tutto fuorché perfetti. Ma la perfezione, in fondo, non esiste.

Nella vita come nelle relazioni: agire, anziché pensare

Questa frase potrà sembrarvi un po forte, ma é proprio così che funziona. I desideri, i sogni, sono importanti. Ma se non passiamo all’azione, alla concretezza, essi rimarranno tali e non li raggiungeremo mai. Essi ci servono per darci la forza e l’energia per agire, per mettere in pratica quei passi necessari al loro raggiungimento, in modo che possano trasformarsi in realtà. Questo succede anche nelle relazioni: ho pensato si chiamarti, ho pe sato di abbracciarti, ho pensato di… Ma se a questi pensieri non segue un’azione essi rimarranno fino a se stessi e all’altra persona non arriverà un segnale, un’azione che trasmetterà ciò che abbiamo dentro, che pensiamo e che proviamo. Per fare ciò dobbiamo trasformare i pensieri in azioni, perché sono le azioni stesse a comunicare a far sentire, a trasmettere. E allora non nascondiamoci dietro ai pensieri, ma iniziamo ad avere il coraggio di agire, scegliendo noi la strada da percorrere.

Perseverare per riuscire

Quante volte vi é capitato di voler rinunciare, di pensare che sarebbe stato più semplice buttare tutto all’aria anziché continuare? Perseverare é difficile, faticoso, richiede uno sforzo di energia. Cadere e poi rialzarsi. Che cosa ci fa andare avanti, nonostante tutto? La fiducia nella.perderqnza, il credere di potercela fare, l’importanza che ha per noi il risultato che vogliamo raggiungere. I traguardi sono spesso difficili, ci mettono alla prova. Ma ancor più difficile sarebbe rinunciare ad essi, per timore di non farcela. Proviamo, allora, a credere un p odi più in noi stessi e piano piano, non senza fatica certo ma al tempo stesso con grande soddisfazione, riusciremo a raggiungere i nostri traguardi!

Cosa ci aspettiamo dagli altri?

Ogni relazione porta con sé, inevitabilmente, delle aspettative. Ma ciò su cui dovremmo riflettere é il fatto che queste aspettative sono nostre: non sono dell’altro, non sono della relazione, ma nostre. Cosa ci aspettiamo dagli altri? Vorremmo che facessero o dicessero delle cose, ma questo é ciò che vorremmo noi. L’altro può realmente darcelo? Spesso i rapporti sono condizionati dalle nostre aspettative, e rischiano di finire se queste aspettative non vengono realizzate. Accettiamo realmente l’altro? A volte ciò che vorremmo dall’altro rischia di farci perdere di vista ciò che l’altro realmente é. Vorremmo delle cose, e rischiamo per finire di non vedere ciò che invece ci viene dato: magari non richiesto, ma che comunque ci viene dato. Il rischio é quello di concentrarci su ciò che manca, e non prestare attenzione su ciò che c’é. “Vorrei che mio marito mi portasse dei fiori e mi arrabbio perché non lo fa”, potrebbe dire una moglie. Pero può capitare, nel momento in cui lei sta male, che il marito la chiami per chiederle come sta, che passi in farmacia a prendere le medicine per lei o le dica “visto che stai poco bene ordiniamo una pizza stasera,oppure cucino io”. Illusione, qualcuno di voi penserà. Ma se quella moglie fosse totalmente focalizzata sui fiori non ricevuti, non darebbe valore a questi gesti del marito. Quanto le vostre aspettative verso l’altro condizionano le relazioni?

Non siamo la nostra patologia: ognuno di noi ha un Sé,un’anima

Rischiamo, a volte, di confondere chi siamo con ciò che abbiamo. Una patologia, un sintomo, una caratteristica. Chi sei? Sono quello con gli attacchi di panico, sono depresso, sono… Rischiamo, così facendo, di fare di tutta un’erba un fascio, ma non é così. La malattia, il sintomo, il problema, é solo una parte. Non dice chi siamo. Dice, piuttosto, ciò che stiamo provando, ciò che stiamo vivendo. Chi sei? Sono X, ho tot anni, sono solare, ironica, permalosa, soffro di attacchi di panico. Questa é una sfaccettatura di noi, non siamo noi! É importante come ci raccontiamo, cosa diciamo di noi, come ci definiamo. Perche questo ê ciò che gli altri vedono, ciò che percepiscono di noi, ciò che noi stessi trasmettiamo. Abbiamo una malattia, un sintomo? Bene, affrontiamolo, lavoriamoci, facciamoci aiutare. Ma non facciamo si che questo determini chi siamo, che prenda il sopravvento. É una parte, una piccola parte. Decidiamo noi che ruolo affidargli…

Dietro cosa ti stai nascondendo?

Mancanza di tempo,troppi impegni, troppe cose da fare… É veramente cosi? Spesso ci nascondiamo dietro a tutto questo, ma sono solo scuse. Scuse che ci impediscono di fare di agire. Forse per paura, per timore di non riuscire e di poter fallire. E allora meglio non fare, per “tutelarci” dal fallimento. Si, perché il fare ci espone alla possibilità di sbagliare, di commettere errori, di restare delusi qualora non riuscissimo a raggiungere ciò che vogliamo. Ma questa sicurezza é solo un’illusione perché ci tiene fermi, ci blocca dalla possibilità di essere felici e di vivere. Che tipo di vita vogliamo per noi stessi? Una vita sicura, ma monotona, oppure una vita imprevedibile ma attiva?

Come comunicare al meglio: evitare contraddizioni tra linguaggio verbale e non verbale

Spesso ci lamentiamo del fatto che gli altri non ci capiscono. Come rimediare? Proviamo a prestare attenzione al nostro modo si comunicare. Cio che diciamo verbalmente corrisponde al linguaggio non verbale (espressione facciale,gesti,postura)? Se questi due elementi non corrispondono, la comunicazione non sarà efficace e il messaggio che volevamo trasmettere all’altro risulterà incongruente. L’altro può cogliere il contenuto del messaggio, ma non ne capirà l’importanza e non saprà come rispondere adeguatamente. Facciamo un esempio: un genitore rimprovera il figlio.

– può sottolineare un errore al figlio esprimendosi con voce ferma, linguaggio chiaro, occhi rivolti a lui

– può usare parole di rimprovero e contemporaneamente abbracciarlo.

I contenuti verbali possono essere gli stessi in entrambe le situazioni, ma mentre nella prima il comportamento non verbale da risalto alle parole,creando un atteggiamento coerente, nel secondo caso il non verbale (l’abbraccio) contrasta con il messaggio verbale. In questo secondo caso il figlio sarà confuso sull’importanza del messaggio genitoriale, arrivando a metterlo in discussione.

Vi capita di dire una cosa e al tempo stesso dimostrarne un’altra? Provate a prestare attenzione alla vostra comunicazione… dico ciò che dimostro.

Vivi il presente

Oggi vi chiedo di fermarvi. Si,proprio cosi. Non pensare,non fare, non organizzare. Un nuovo anno é iniziato. E con esso obiettivi e nuovi propositi da raggiungere. Spesso siamo focalizzati sul futuro, su ciò che vorremmo, su come fare per raggiungerlo. Cosi facendo, però, perdiamo di vista il presente. Chi siamo, cosa abbiamo, come stiamo ora. Oggi. No domani. In questo inizio anno vi invito a fermarvi, a prendervi il vostro tempo, ad ascoltare: pensieri, parole, emozioni, sensazioni. Mettevi in ascolto, di voi stessi e di chi vi sta accanto… I progetti rimandiamoli a domani

Nulla cambia se non cambiamo noi

Anno nuovo,vita nuova? Non sarà lo scoccare della mezzanotte,o il cambio di anno, a portare cambiamento nella nostra vita. Il cambiamento parte da noi. Non dall’esterno,dagli eventi, da ciò che é fuori di noi; ma da noi stessi. Avete buoni propositi per questo 2020? Bene, cominciate a chiedervi cosa VOI potete fare per realizzarli. Se c’é qualcosa che vorreste cambiare nella vostra vita cercate di capire cosa potete fare per cambiare la situazione. Parola d’ordine: basta lamentarsi. Bisogna agire! Con l’augurio che sia per tutti voi un vero inizio… Buon anno!