Parlare in pubblico senza paura

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La paura di parlare in pubblico è una delle fobie più diffuse. Sentirsi esposti, temere il giudizio, avere la sensazione di vuoto in testa con la paura di dimenticare cosa dire…

Cosa possiamo fare per affrontare questa paura e non far si che ci blocchi?

1. Controlla il tuo stato d’animo. Al momento di parlare ed esporsi alle persone presenti, immaginate che queste abbiano solo commenti positivi nei vostri confronti.  Siate invasi dall’ottimismo: questo condizionerà il vostro stato d’animo e il vostro apparire alle persone di fronte a voi;

2. conoscere il contenuto. Durante un’esposizione o una presentazione bisogna essere preparati. “Quando si conosce ciò di cui si parla non è necessario sapere cosa si sta per dire.” –  Paul McKenna.  Chiedete a voi stessi: se stessi parlando con degli amici sarei cosi preoccupato?

3. parlare con passione. Chiediti: qual’è l’essenza del mio messaggio? Che sensazioni trarranno gli ascoltatori dal mio discorso? Occorre creare un legame emotivo con ciò di cui stiamo parlando per permetterci di agganciare il pubblico che abbiamo di fronte. 

Di fronte alla paura e alla tensione il metodo più efficace é quello di esporre liberamente il proprio sentire:quindi non trattenetevi cercando di gestire le emozioni del momento per apparire forti ,ma al contrario esordite esprimendo al vostro pubblico l’emozione di dover parlare di fronte a tante persone. Questo vi darà un’immediata sensazione di libertà e leggerezza, rendendo al tempo stesso il vostro pubblico più propenso nei vostri confronti.

Provate a seguire questi breve spunti di riflessione…e buttatevi!

Dott.ssa Valentina Melilli

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La coppia e il proprio bambino interiore

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“Un uomo e una donna, ormai adulti, si voltano le spalle, ma il loro bambino interiore vuole soltanto avvicinarsi all’altro e amare

Quando penso ad una coppia penso a due persone che percorrono insieme,uno accanto all’altro tenendosi per mano,la stessa strada. Spesso,però, non é così… Capita che ognuno percorra la propria strada senza che questa si incontri con la strada dell’altro ..forse le strade si sono separate ad un certo punto? Forse lo sono sempre state? Ma dove sta andando quella coppia? Ha un obiettivo di vita comune oppure no?

Può diventare difficile comunicare con il partner, esporre il proprio punto di vista, accettare quello dell’altro. Ma se lasciassimo parlare il nostro “bambino interiore” sarebbe tutto più semplice. Lui sa cosa vuole, qual’é il sui bisogno, e sa come chiederlo all’altro… proprio questo facevamo da bambini,inconteandoci l’un l’altro con molta più semplicità di quanto non si faccia da adulti. E cosa succede poi? Iniziamo a mettere in campo “troppe”cose:orgoglio,cose non dette, argomenti non affrontati,ma soprattutto iniziamo a nascondere i nostri bisogni, pensando forse che il partner li conosca e che intenzionalmente decida di non accoglierli. Ma é veramente così? Fatichiamo noi stessi a capire cosa vogliamo e di cosa abbiamo bisogno. Come possiamo pensare che l’altro lo sappia e possa quindi rispondere adeguatamente?

Iniziamo a chiederci quali sono i bisogni dell’Io bambino e dell’Io adulto…e proviamo a comunicarli a chi ci sta accanto. Solo così ci daremo la possibilità di camminare sulla stessa strada,affianco.

Dott.ssa Valentina Melilli 

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Genitori e bambini costruire la scatola dei “si”

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È importante dare delle regole ai bambini: li aiuta nella loro crescita,nel rapportarsi agli altri, nel capire il limite e il confine. Ma ammettiamolo, a volte é anche bello uscire un po’ dagli schemi! Questo non si fa,questo no, questo é vietato, no no no no!

Per far sì che le regole e i no siano efficaci, c’è bisogno di equilibrarli con dei si, con delle piccole concessioni ogni tanto. Altrimenti si corre il rischio di diventare dei giudici, dei vigili, che hanno il compito di far rispettare la regola, a discapito però del divertimento e della novità! E allora proviamo anche a metterci in gioco e a divertirci.

Quello che vi propongo oggi é di costruire con i vostri bambini una scatola speciale: la scatola dei si!

Prendete una scatola, anche una scatola da scarpe andrà benissimo. Potete decorarla e personalizzarla come più vi piace. Chiedete poi al/ai vostro/i bambino/i dieci cose che  vorrebbero fare fuori dalla routine: organizzare un pigiama party, preparare un dolce, fare un pic nic, mangiare la pizza davanti alla.tv scegliendo insieme un film, spegnere i cellulari e la televisione e passare un giorno insieme in pigiama giocando, in una giornata di pioggia uscire fuori con impermeabile e stivali e giocare con le pozzanghere. Insomma, potete sbizzarrirvi e dar via libera alla fantasia. Scrivete poi ognuna di queste cose su un bigliettino e ponetelo dentro la scatola. Scegliete un giorno della settimana, possibilmente uno in cui la famiglia sia tutta presente, estraete un bigliettino e date il via al si!

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Il coraggio non è l’assenza di paura

Spesso si confonde il coraggio con l’assenza di paura. Ma non è cosi. Avere coraggio non significa non provare paura, ma non farsi bloccare da essa. Chi osa, si butta, affronta le situazioni, non lo fa perché non ha paura, lo fa nonostante la paura.

L’uomo coraggioso è colui che vince la paura.

Vi propongo la visione di questo breve video che riporta l’esempio di un uomo a cui è stata proposta una sfida: egli è riuscito ad affrontarla, ma credeva di aver fallito. Perché? Per lui avere coraggio ed affrontare la sfida significava farlo senza provare paura, ma non è cosi. La vera sfida è proprio quella di affrontare le cose nonostante la paura, andare al di la di essa e non permetterle di bloccarci e di impedirci di raggiungere i nostri obiettivi. La paura è una delle emozioni primarie, che nasce per aiutarci e tutelarci, ma non per bloccarci. Ciò che ci blocca è la sensazione di non potercela fare, di non sapere come andrà, di non avere garanzie. Ma aspettare di avere garanzie per poter affrontare le situazioni è una pura illusione, è un posticipare, rimandare, non affrontare. L’unica certezza che possiamo avere è quella di essere noi stessi padroni delle situazioni. Concediamoci, quindi, di provare paura, ma poi andiamo oltre: affrontiamo le sfide. Solo cosi aumenteremo la fiducia in noi stessi e acquisteremo la forza per superare la paura stessa.

Dott.ssa Valentina Melilli

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valentina.melilli@libero.it

Il potere della meditazione

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Che cos’è la meditazione? Quali sono i suoi benefici?

Viviamo in un mondo in continuo movimento: cose da fare,obiettivi da raggiungere,  una corsa contro il tempo. Siamo in grado di fermarci? Quando mi trovo a fare questa domanda, in terapia, le persone rimangono senza parole. Fermarsi? E perché? Per fare cosa? Si ha paura del “non fare”, del rallentare… ma cosa si teme? I nostri stessi pensieri. E se li fermo cosa succede? Io devo fare, devo produrre,non posso fermarmi…

Fermarsi equivale ad ascoltarsi… e questo spaventa.Ma cosa ci indaffariamo a fare se non ci ascoltiamo e se non ci chiediamo dove stiamo andando? Se quella é la strada giusta?

Meditare significa fermarsi, ascoltarsi, connettersi con sé stessi, prendere consapevolezza delle nostre emozioni, pensieri, sensazioni. 

Lo scopo non é quello di controllare i pensieri, ma ascoltarli per poi accettarli e far sì che questi non controllino le nostre scelte e le nostre emozioni. Significa, quindi, riprendere il controllo su di loro: non sono i pensieri a controllare noi. Giudizi e pensieri esistono: l’attività principale della nostra mente é proprio quella di emettere giudizi. Se noi accettiamo questo, ci diamo la possibilità di lasciarli andare. Ci sono, li ascoltiamo, diventiamo coscienti e consapevoli della loro esistenza senza la necessità di doverli negare,e semplicemente impariamo a lasciarli andare.. 

In terapia aiuto le persone ad “allenarsi” alla capacità di ascoltarsi… Inizialmente non é facile, ma con il tempo diventa una capacità naturale. Ed é incredibile come il “solo” ascoltarsi porti inaspettatamente le persone a raggiungere una maggiore serenità, che a sua volta rende più chiara la strada da intraprendere e ci rende al tempo stesso meno schiavi dei nostri stessi pensieri e giudizi…

Vi invito a mettervi alla prova, aspettando un vostro feedback al riguardo.

Buona meditazione.

Dott.ssa Valentina Melilli 

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valentina.melilli@libero.it

Sentirsi bloccati in una situazione che non ci appartiene

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A volte si ha la sensazione di vivere una vita che non ci appartiene. I giorni si susseguono, ci dividiamo tra casa, lavoro, cose da fare, obblighi, doveri, compiti. Poi capita di fermarsi, per volere o anche per necessità. E allora ci si domanda: ma è proprio questa la vita che voglio? E’ la vita che scelgo per me stesso, o mi sto “accontentando” , sto sopravvivendo?Spesso, in terapia, mi trovo davanti persone che sono ferme, bloccate. Non sanno come andare avanti, e non riescono neanche a tornare indietro (una cosa che spesso vorrebbero poter fare). Sembra che abbiano premuto il tasto pausa della loro vita. Li spaventa il dover scegliere, ciò che questo comporterebbe, le conseguenze, lo stare male, il provare dolore. Ma il rimanere fermi non ci preserva dal provare dolore, anzi. Questa è solo un’illusione che ci impedisce di andare avanti. Ci sono dei momenti in cui è fondamentale prendersi la responsabilità di ciò che stiamo vivendo, nel bene e nel male. In un’epoca di ansie, paure, attacchi di panico, il rimedio a tutto ciò è rappresentato proprio da questo: permetterci di uscire da quella bolla che ci siamo creati ed iniziare a renderci attivi, facendo. Come posso controllare il futuro? Come posso prevenire le paure? Come posso gestire le situazioni?

Ansia, paura, panico sono ciò che proviamo quando sentiamo di non poter controllare la nostra vita e le situazioni intorno a noi. E, ahimè, non possiamo controllare tutto. Partiamo dall’accettare questa realtà. Ma la vita è la nostra, e ciò che possiamo e dobbiamo fare per noi stessi e per la nostra serenità è proprio il metterci in gioco, darci la possibilità di stare bene, di essere sereni, felici… Felicità, una parola che spesso spaventa. Ma chi ci dice che il cambiamento che tanto temiamo debba portare a cose negative, tragiche, paurose? E se ci portasse, invece, più vicino alla felicità?

Provare per credere…

Dott.ssa Valentina Melilli

Psicoterapeuta ad approccio strategico integrato

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Il potere della scrittura: fa bene tenere un diario?

_Se scrivo ciò che sento è perchè, cosi facendo, abbasso la febbre di sentire_

Mio caro diario… Chi di voi, almeno una volta nella vita, non ha tenuto un diario? Sentimenti, emozioni, pensieri… Un modo per “fermare” i propri pensieri, come una fotografia…cogliere il momento, l’attimo, raccogliere le idee e trascriverle, nero su bianco. La scrittura rappresenta un modo per fare chiarezza, per radunare le idee, i pensieri, che in questo modo prendono forma.  

Quando narriamo un’esperienza, ci caliamo dentro quella realtà.

Spesso e volentieri, in terapia, mi capita di chiedere alle persone di scrivere. Sembra un gesto facile, naturale, ma noto che molte persone hanno difficoltà. Cosa, in realtà, è difficile fare? Trovare un momento da dedicare e da dedicarsi, ascoltarsi (perché il fermarci ci costringe a farlo, a fare i conti con i nostri pensieri e con le nostre emozioni). In realtà la scrittura è un potente mezzo che ci può aiutare proprio in quei casi in cui sentiamo di essere sovraccarichi. Se mi fermo, mi ascolto, e “butto fuori” significa che sto agendo, evitando che pensieri ed emozioni prendano il sopravvento su di me, scegliendo cosi loro quando apparire e come condizionarmi. Le persone spesso tendono a riempire il tempo, per non pensare. Per poi sorprendersi quando l’ansia sale, o arrivano “improvvisi” gli attacchi di panico, o le paure, e le costringono poi a fermarsi.

Il miglior regalo che possiamo fare a noi stessi è quello di fermarci, di ascoltarci. Solo cosi avremo la possibilità di fare ordine nei nostri pensieri e di trovare risposte e soluzioni ai problemi.

Tenere un diario può aiutare proprio in questo: tirare fuori, esprimere, per poi poter fare ordine e ripartire.

Scegli un diario o un quaderno del tuo colore preferito, che ti rappresenti. Puoi decidere di portarlo sempre con te, in modo da poter scrivere ogni volta che ne senti la necessita. Oppure, puoi scegliere di dedicare un momento della giornata in particolare da dedicare a questa attività. Lascia andare i pensieri, le emozioni…non importa la grammatica, la forma, la lunghezza…la parola d’ordine è: esprimiti!

E allora, buona scrittura!

Dott.ssa Valentina Melilli

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valentina.melilli@libero.it

E tu, dove stai andando?

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E’ arrivato settembre…mese di novità, di cambiamenti, di riprese. “A settembre lo faccio”, “a settembre inizio”, “ci penso a settembre”…ed ora eccolo qui. Ci sono dei momenti, nel corso dell’anno, che sembrano richiamarci all’ordine, dei momenti in cui ci troviamo a tirare le somme e a fare il punto della situazione. Ci troviamo a chiederci: sono soddisfatto della mia vita? Sto andando nella direzione giusta? Come faccio a capire cosa fare e quale strada prendere se non so dove voglio andare?

Prima di ripartire, quindi, è necessario chiederci dove vogliamo andare. Quali obiettivi voglio raggiungere? Che sia il dimagrire, il cambiare lavoro, iniziare uno sport, prendersi del tempo per se, fare nuove amicizie, tutto parte dall’avere chiaro in mente cosa vogliamo. Non sai rispondere a questa domanda? Prova allora a chiederti cosa non ti soddisfa nella tua vita, quali sono quegli ambiti che non ti gratificano, che ti appesantiscono. Quella è la risposta. Quelli sono gli ambiti che hanno bisogno di un cambiamento, vuol dire che c’è qualcosa che non va che va modificata…

Se stabiliamo cosa dobbiamo cambiare e dove vogliamo andare, solo allora possiamo capire quale strada intraprendere, passo dopo passo, per arrivare dritti all’obiettivo.

Dott.ssa Valentina Melilli

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valentina.melilli@libero.it