Genitori e figli. “Lascia, faccio io”: la comunicazione squalificante

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La squalifica si annida in maniera subdola in moltissime comunicazioni apparentemente innocenti che i genitori fanno spesso ai propri figli, provocando in loro reazioni di rabbia o di offesa di cui i genitori stessi spesso ignorano la ragione. “Lascia, faccio io” è una modalità comunicativa espressa con estrema gentilezza, ma che in realtà cela una forma di sottile squalifica delle capacità dell’altro. I figli ricevono, cosi, un messaggio duplice: da una parte si comunica loro “faccio tutto per te perchè ti amo”, ma allo stesso tempo si comunica una sottile e inconsapevole squalifica “Io faccio tutto per te perché forse da solo non ce la faresti”. Questo secondo messaggio contribuisce nel tempo ad alimentare il senso di incapacità e la scarsa autostima nelle proprie risorse.

Iperproteggere i figli significa impedire loro di vivere quelle esperienze di apprendimento naturali al loro sviluppo emotivo, necessarie per costruire la propria autostima: è attraverso l’esperienza degli ostacoli superati che ognuno di noi struttura la fiducia nelle proprie risorse e il proprio equilibrio psicologico. L’antidoto all’iperprotezione diventa quindi quello di lasciare che i figli, muovendosi poco alla volta, vadano incontro alle difficoltà della vita reale, e che ricevano direttamente quei piccoli colpi che li possano fortificare, permettendo loro di assumersi gradualmente la responsabilità delle proprie scelte.

Di fronte al figlio insicuro, che chiede continue rassicurazioni e consigli ai genitori, anziché continuare a dare risposte, si può chiedere: “Tu cosa ne pensi? Tu cosa faresti?”, e a partire dalla risposta guidarlo e stimolarlo a scoprire altre alternative fra cui scegliere, incrementando cosi le sue capacità, senza mai sostituirsi a lui.

I figli non sono delle prosecuzioni dei genitori: hanno una loro identità, un loro carattere, le loro risorse, ed il diritto di sperimentare, anche sbagliando. A volte, nel tentativo di evitare loro delusioni, i genitori tendono a sostituirsi a loro. Ma cosi facendo non gli permettono di sperimentarsi, di mettersi in gioco, forse anche di sbagliare, ma da questi errori di imparare. E’ come se loro stessero costruendo la loro strada, il loro sentiero, un pezzo dopo l’altro. I genitori hanno il compito d essere al loro fianco, sostenerli, essere presenti nel momento in cui richiedono aiuto o un consiglio. Ma non sostituirsi a loro. E’ importante che i genitori comunichino loro la fiducia nei loro confronti, e anche laddove emergono delle insicurezze, stimolare la loro curiosità e la ricerca di soluzioni ed alternative, anziché fornirgliele loro stessi. Questo li aiuterà ad essere autonomi nella loro vita, a credere in se stessi e a prendersi le responsabilità delle proprie azioni.

 

Dott.ssa Valentina Melilli

Psicologa Psicoterapeuta

340 4973544

Autore:

Psicologa dell'età evolutiva e psicoterapeuta ad approccio Strategico Integrato. Mi occupo di: coppie, adulti, famiglie, bambini ed adolescenti. Ansia, attacchi di panico, depressione, supporto alla genitorialità, lutto, sostegno psicologico, tecniche di rilassamento, ipnosi genomica.

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