A chi spetta il compito di renderci felici?

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A chi spetta il compito di renderci felici? Prova un attimo a fermarti e a cercare dentro di te una risposta a questa domanda… Sembra scontato, ma non lo è. Qualcuno potrebbe rispondere che la nostra felicità dipende dal nostro partner, o da un figlio, o da un genitore, o da un amico. Ma è veramente cosi? Se nel rispondere abbiamo attribuito a qualcuno il compito di renderci felici, siamo fuori strada. E’ nostro compito rendere noi stessi felici. Nessuno può avere questo potere, al di fuori di noi stessi. E’ nostro compito amarci cosi tanto da non necessitare di nessun altro che lo faccia. Molti non si amano: si giudicano, si considerano per il loro aspetto e non si amano al 100%. A volte, nell’incontro con il partner, speriamo che quest’ultimo possa riempire questa mancanza d’amore, e se non ci da ciò che desideriamo glielo rinfacciamo per trattenere l’amore che dovrebbe darci. Ma non è un suo compito: il partner è qualcosa di extra, un qualcosa in più, non colui che riempie la nostra mancanza d’amore per noi stessi. 

Da dove deriva la nostra capacità di amarci? E’ una cosa che apprendiamo fin da piccoli: il modo in cui i nostri genitori e le persone intorno a noi ci accudivano e si prendevano cura di noi ci rimandava l’affetto e l’amore a cui avevamo diritto. Sono stato accudito, sono stato amato, ed ho imparato a mia volta ad amarmi. Ma se non abbiamo avuto questo tipo di accudimento? Non è tardi per iniziare ad amarsi, per cominciare noi stessi in prima persona a donarci ciò che non abbiamo ricevuto in passato, a coccolarci, a chiederci cosa vogliamo e a raggiungere quello stile di vita che desideriamo.

Ricerchiamo costantemente dagli altri gratificazioni, appagamento, conferme. E siamo i primi a non concederceli, a giudicarci, a mettere in dubbio noi stessi, le nostre scelte. Esercitiamoci ad essere più tolleranti nei nostri confronti, a “perdonare” i nostri errori, ad essere indulgenti e meno duri con noi stessi. Questo ci procurerà un senso di alleggerimento, permettendoci di investire le nostre energie in qualcosa di positivo per noi stessi.

Prova a fare un semplice esercizio: predi carta e penna e scrivi i tuoi pregi, i tuoi punti di forza. Probabilmente avrai qualche difficoltà, ma non demordere. Ci viene più semplice elencare i nostri difetti che non i nostri pregi. Ora prova a chiedere alle persone a te vicine (familiari, amici, colleghi) di elencare due tuoi pregi: resterai sorpreso dalla facilità con cui riusciranno in questo semplice compito e potresti scoprire caratteristiche che ti vengono attribuite su cui tu stesso non ti sei soffermato. Scrivi su un foglio tutti gli aggettivi con cui le persone ti descrivono e poi confronta la tua lista con questo elenco.  Hai scoperto qualcosa di nuovo?

Amiamo noi stessi pienamente? Siamo felici? Cosa rappresenta per noi la felicità? E cosa possiamo fare NOI, in prima persona, per raggiungerla? Non lasciamo questo compito a qualcun’altro al di fuori di noi. Noi siamo i primi a doverci chiedere cosa vogliamo, cosa ci rende felici, ed è nostro compito impegnarci e lavorare per raggiungere i nostri obiettivi. 

Dott.ssa Valentina Melilli

Psicologa Psicoterapeuta ad approccio strategico integrato

340 4973544

valentina.melilli@libero.it

Autore:

Psicologa dell'età evolutiva e psicoterapeuta ad approccio Strategico Integrato. Mi occupo di: coppie, adulti, famiglie, bambini ed adolescenti. Ansia, attacchi di panico, depressione, supporto alla genitorialità, lutto, sostegno psicologico, tecniche di rilassamento, ipnosi genomica.

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