Aiutare i figli a superare ostacoli e momenti critici

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“Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono lievi brezze”

Albert Einstein

Il processo di crescita implica il superamento di difficoltà che consentono al bambino di evolversi e adattarsi alle nuove situazioni. Nell’altalenante corsa a ostacoli c’è una domanda che può aiutare i genitori ad affrontare le difficoltà e a favorire una crescita sana dei propri figli: “Come funziona questa difficoltà e come posso aiutare mio figlio a risolverla e a superarla?” Come a dire che è più importante aiutarlo a risolvere il problema piuttosto che cercare risposte alla domanda: come ha fatto a entrare in questo problema? 

Quando un figlio manifesta difficoltà nel comportamento, nella relazione con gli altri o nell’apprendimento è importante che il genitore lo osservi, proprio come farebbe se avesse la febbre. Per capire se il fenomeno è momentaneo o richiede attenzione può utilizzare come parametri di controllo: la durata temporale del problema; la ricerca di indizi di cambiamento rispetto al primo presentarsi del problema, oppure la persistenza di esso che rivela manifestazioni acute o che si estendono in altri ambiti.

Il genitore ha il ruolo di guida. Compito della famiglia è quello di favorire il processo di crescita e lo sviluppo degli apprendimenti. Perciò, durante lo sviluppo del bambino, è importante che gli adulti sappiano stabilire delle relazioni flessibili in grado di modificarsi in rapporto alle evoluzioni, situazioni, difficoltà. Essere flessibile non significa assecondare, ma essere capace di cogliere prospettive diverse dalle proprie, cercare e trovare soluzioni differenti adatte alle circostanze.

Descrivere il problema per cambiarne il funzionamento: per comprendere un problema è necessario innanzitutto definirlo concretamente, descrivendo fatti anziché opinioni o ipotesi su di esso. Le domande utili sono: quando si manifesta il problema? come? chi fa qualcosa?chi interviene?chi non interviene?quando e in che modo interviene? Può sembrare strano, ma rispondere a queste domande aiuta i genitori ad apprendere informazioni essenziali e iniziano a mettere a fuoco scenari alternativi per avvicinarsi a intuire la direzione da lasciare e quella da prendere. E’ molto più utile porsi in una condizione di osservazione che non colpevolizzarsi andando alla ricerca delle eventuali cause all’origine del problema.

Valutare ciò che non funziona:di fronte ad una difficoltà del figlio i genitori cercano una soluzione, minimizzano la difficoltà o aspettano che il tempo la risolva. Spesso adottano soluzioni che in passato hanno funzionato, o che hanno funzionato con un altro figlio. Possono cosi scoprire che ripetere una soluzione inefficace complica il problema per effetto dei tentativi fatti e delle reazioni generate.

La ricerca di eccezioni: cosa funziona. Cercare l’eccezione al problema, quando e dove non si presenta. Talvolta con una persona, o in un contesto o una sequenza di comportamenti. Questo può aiutare a riflettere e comprendere di cosa il bambino ha bisogno, come mai con una persona o un contesto particolare il problema si presenta, e come mai in un’altra situazione o con un’altra persona il problema non si presenta: in quel contesto si sente ascoltato?accolto?non ha bisogno di attirare l’attenzione? viene lasciato più libero o al contrario c’è più autorità e si sente contenuto? Le risposte alle osservazioni e alle domande può aiutare il genitore a capire cosa nell’eccezione funziona per replicarlo anche negli altri contesti.

Sapere dove andare: individuare l’obiettivo. Cosa i genitori concretamente si aspettano, cosa vorrebbero raggiungere, cosa dovrebbe accadere concretamente perché il problema del figlio non ci sia più.

Questi quattro passaggi, che possono sembrare banali, possono aiutare i genitori a mettersi in una condizione di osservazione di fronte al presentarsi del problema, ancor prima di intervenire. Osservare, non colpevolizzarsi o andare alla ricerca della causa o dell’origine del problema, ma focalizzarsi sul come quando e dove si manifesta per cercare di intervenire e modificare la situazione.

 

Dott.ssa Valentina Melilli

340 4973544

valentina.melilli@libero.it

 

Autore:

Psicologa dell'età evolutiva e psicoterapeuta ad approccio Strategico Integrato. Mi occupo di: coppie, adulti, famiglie, bambini ed adolescenti. Ansia, attacchi di panico, depressione, supporto alla genitorialità, lutto, sostegno psicologico, tecniche di rilassamento, ipnosi genomica.

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