Come evitare i conflitti nella coppia. Strategie comunicative

conflitto coppia

Quante volte vi capita di discutere con il/la vostro/a partner? Di vivere un conflitto?Di cercare un confronto e arrivare invece ad uno scontro?

Oggi cercheremo di individuare alcune strategie partendo con l’individuare  le cose sicuramente fallimentari da evitare. La maggioranza degli inventori, nel mettere a frutto le loro geniali intuizioni ha utilizzato il metodo “se vuoi drizzare una cosa, impara prima tutti i metodi per storcerla di più”. Anche in questo caso, per imparare a dialogare con il nostro partner, il primo passo sarà quello di individuare tutti i modi sicuri per fallire nel nostro intento.

punto 1: puntualizzare. Analizzare e discutere a livello razionale una cosa che funziona anche e soprattutto sulle sensazioni, le emozioni e i sentimenti impoverisce i legami che tengono unite le persone.

punto 2: recriminare.  Sottoporre il partner  a un processo in cui vengono puntualizzate le sue colpe tende a produrre in esso reazioni emotive di ribellione. Quando comunichiamo non conta soltanto il significato di ciò che diciamo, poiché il come lo diciamo ne amplifica, ne riduce o ne trasforma l’effetto. Ogni volta che ci viene da recriminare qualcosa a qualcuno, il risultato non sarà l’accettazione delle nostre ragioni, ma una reazione di rifiuto emotivo che può portare a un freddo distacco.

punto 3: rinfacciare. Questo è un atto comunicativo che induce ad esasperare, invece che a ridurre, ciò che vorrebbe correggere.

punto 4: predicare. L’effetto del predicare è quello di far venir voglia, anche in chi non ce l’ha, di trasgredire le regole morali poste a fondamento della predica stessa.

punto 5: “te l’avevo detto!”. Questa frase ha la capacità di evocare nell’altro, immediatamente, le sensazioni di provocazione, irritazione o squalifica. Alcune varianti sono: lo sapevo io,non mi ai voluto dare retta, ecc.

punto 6: ” lo faccio solo per te”. Con questa frase viene dichiarato un sacrificio unidirezionale da parte di uno dei due membri della coppia; questo non solo fa sentire l’altro in debito, ma lo costringe anche a subire qualcosa che lo fa sentire inferiore poiché bisognoso di un “generoso” atto altruistico.

punto 7: “lascia… faccio io”. Questa frase veste i panni della gentilezza, ma in realtà nasconde una forma di squalifica delle capacità dell’altro.

Ora passiamo a quelli che sono gli ingredienti  di una buona comunicazione:

Primo ingrediente: domanda piuttosto che affermare. Non si tratta solo di fare domande su quell’argomento, ma di introdurre una forma particolare di interrogativo: domande che contengono al loro interno le alternative di risposta. Io posso chiedere: “come mai non mi consideri abbastanza?” Questa domanda apre tante possibilità di risposta e suona perentoria, tanto da complicare le cose. Ma se io domando: “negli ultimi tempi mi dedichi poca attenzione perché ho commesso alcuni errori o semplicemente perché non mi ritieni all’altezza?”Costruisco cosi un’interazione comunicativa diversa; il mio partner si trova di fronte ad una domanda non perentoria e non provocatoria, ma che contiene una richiesta di aiuto: l’altra persona non ti fa sentire in colpa per quello che fai, ma si pone come se lei fosse in difetto.Questa domanda invoglia  ad aiutare l’altro a capire e rispondere in maniera nè tagliente nè elusiva, ma collaborativa e protettiva, prevenendo conflitti.

Secondo ingrediente: Chiedi verifica piuttosto che sentenziare. Se io propongo una serie di domande e ottengo una serie di risposte, e poi riassumo le risposte chiedendo un assenso, nel momento in cui l’altro mi rassicura che ho capito bene lui stesso si convince di ciò. Ad esempio, se io in seguito ad alcune risposte dichiaro: “correggimi se sbaglio, da quanto mi hai detto sembrerebbe che…”, il partner risponde quindi “si, proprio cosi”, in questa maniera io non ho solo confermato a me stessa di essere sulla buona strada, ma ho creato un accordo  di entrambi su quanto detto finora.

Terzo ingrediente: evoca piuttosto che spiegare. Saper toccare le corde emotive del nostro partner ancor prima che influenzare le sue capacità cognitive.Facciamo un esempio: sentenza razionale: “quando tu inconsapevolmente fai qualcosa di sbagliato nei mie confronti, questo mi provoca rabbia e rifiuto”. Sentenza evocativa: “quando inconsapevolmente mi ferisci, mi provochi un grande dolore come di una pugnalata alle spalle, alla quale mi viene da reagire cercando di ferirti a mia volta”. Il significato delle due affermazioni è esattamente lo stesso, ma l’effetto è decisamente diverso: la prima indica e descrive, la seconda mentre descrive fa sentire.

E ora non vi resta che mettervi alla prova per una buona comunicazione.

Per approfondire l’argomento vi consiglio un libro da cui ho tratto questo articolo:

“Correggimi se sbaglio” di Giorgio Nardone. Buona lettura.

La primavera e la voglia di vivere

E’ arrivata la primavera, stagione dei fiori, del sole, delle lunghe giornate. E con essa l’umore che cambia: ci si sente più allegri, più carichi, con la voglia di uscire e di intraprendere nuove strade dando voce a ciò che più ci piace fare. Con lo sbocciare dei fiori sboccia anche la voglia di vivere. Come mai?Cos’è che prima ci bloccava ed ora  ci dà questa nuova energia?

La primavera è il periodo dell’anno in cui si sentiamo più carichi e propositivi, in cui tutto sembra possibile! La nascita di un nuovo amore, il cambio del lavoro, il dedicarsi più tempo. E’ anche il periodo in cui ci si mette in discussione e si inizia una psicoterapia. Un percorso personale che spesso viene posticipato, che si ha paura ad affrontare, perchè il cambiamento e l’ignoto spaventano sempre, anche se ciò che abbiamo ora non ci soddisfa. La primavera sembra infondere nuova energia, voglia di vivere e di vivere come noi vogliamo e non come “dovremmo” vivere secondo il parere altrui.

E allora iniziamo questa settimana con un augurio: l’augurio che ognuno di noi possa avere il coraggio e l’energia di prendersi cura di se stessi e di vivere la vita con energia e con passione!

Buon inizio settimana,

Dott.ssa Valentina Melillivivere